"Chi siete? Quanti siete? Cosa portate? Un... Bolognino!"

Sapete che cos’è un bolognino? o che cos’è un pepolese?


Se state pensando a dolci specialità eno-gastronomiche vi state sbagliando perchè lungo la Via, quando sentite questi curiosi nomi, scoprirete che si parla di antiche monete, coniate proprio qua, nel cuore del cammino, nella contea dei Pepoli.

Alcuni rari esemplari di queste monete li abbiamo potuti ammirare al Palazzo Comunale di Castiglione dei Pepoli, in occasione di Montagna in Fiera, domenica 28 agosto, nella bella mostra “Le Monete Dei Pepoli”.

Per la prima volta in oltre 300 anni, sono state esposte le monete dei Pepoli a Castiglione! Grazie alla disponibilità di collezionisti privati come Mattia Beccaglia, Stefano Righetti e alla passione di Paolo Cesari sono stati svelati rari esemplari di medaglie e monete a testimoniare la lunga e rilevante storia dei Pepoli che hanno avuto il privilegio di un proprio conio!

La storia avventurosa di queste antiche monete ci porta nel 1191, quando il comune di Bologna già coniava il denaro che fu detto bolognino piccolo e in seguito, nel 1236, un soldo da 12 denari, il bolognino grosso.

Questo fu coniato proprio da Giacomo e Giovanni Pepoli, figli di quel Taddeo Pepoli, primo signore di Bologna, che già aveva coniato il doppio grosso pepolese, quella moneta d'oro e d'argento coniata a colpi di mazza con punzoni e incudini proprio nel cortile del Castello dei Pepoli.


Una storia lunga 5 secoli, quella dei Pepoli e delle loro monete se pensiamo ad esempio ai rarissimi ongari d’oro della Contea dei Pepoli.

I marchesi Pepoli nel 1700 ebbero addirittura la concessione di battere moneta in oro e in argento nel feudo appenninico di Castiglione, diritto ricevuto direttamente dall’Imperatore del sacro Romano Impero Leopoldo I d’Asburgo. Batterono moneta Ercole e Cornelio Pepoli (nel 1700-1702) e Alessandro e Sicinio Pepoli (nel 1703-17013). Solo un lato di queste monete era battuto con i tipi emessi nelle zecche imperiali, l’altro lato aveva margini di libertà. I Pepoli improntarono due scudi d’oro detti ongari e fecero allestire due conii del dritto con i loro nomi e un terzo con l’aquila imperiale nel campo, impostata sullo stemma Pepoli. Il nome “unghero” deriva proprio dalla presenza dello stemma imperiale asburgico sulle monete.

Questi coni sono oggi conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna.

E se queste notizie vi hanno incuriositi o stupiti, dovete sapere che i Pepoli ebbero un ruolo fondamentale anche nella nascita della lira italiana!

Infatti, la legge 788 del 24 agosto 1862 “Sull’unificazione del sistema monetario”, che sancì la nascita della nostra moneta nazionale, è detta Legge Pepoli proprio dal nome di Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881) nipote di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte. Celebre la sua frase: “La moneta è il monumento più popolare, più costante e più universale che rappresenti l’unità della nazione”.













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