I geositi lungo la Via della Lana e della Seta

Quando ci mettiamo in marcia siamo spinti dal bisogno di un bagno immersivo nella natura, fatto di suoni, profumi, sensazioni.


Tra il canto degli uccelli, il frinire dei grilli e delle cicale e lo scroscio dei corsi d’acqua, passo dopo passo ci sentiamo sempre più leggeri, lontano dai pensieri e dalle ansie quotidiane. Troviamo sollievo e pace nella semplicità della natura e la curiosità di scoprire nuovi aspetti del territorio ci dà la carica per partire all’avventura con lo zaino in spalla.


Per i camminatori imbattersi in rupi, gole, calanchi, fossili, ecc… è una cosa normale, all’ordine del giorno. Eppure “non tutti i sassi sono uguali”. Talvolta può capitare di aver appena bypassato con nonchalance un’evidenza naturale che per unicità e/o rarità costituisce un tassello inestimabile della Memoria della Terra, unica e irrecuperabile, rappresentando per il territorio un vero e proprio patrimonio da conservare e tutelare.

Questo è ciò che, con molta probabilità, vi sarà capitato lungo la Via della Lana e della Seta. Di questi, così detti, “geositi”, infatti, ce ne fanno compagnia diversi lungo i 130km di sentiero da Bologna a Prato, soprattutto nella seconda tappa tra Sasso Marconi e Grizzana Morandi.

Iniziamo il viaggio con il pittoresco e famoso Contrafforte Pliocenico, un geosito di rilevanza regionale ricco di fossili e scolpito dalla morfo-selezione. Proseguendo, troviamo la Dorsale Monte Pezza – Monte Salvaro, spartiacque tra il Reno e il Setta, dove sulla cima di quest’ultimo si apre l’affascinante Buca del Diavolo. Sempre nella seconda tappa della VLS, diretti verso Marzabotto, attraversiamo il Monte Santa Barbara, il Monte Caprara e lo storico Monte Sole, lungo le cui pareti troviamo diversi affioramenti in cui poter osservare la colorata Formazione di Pantano, contraddistinta da strati arenacei dallo spiccato colore giallastro. Giunti alla terza tappa, avanziamo verso il paese di Burzanella camminando lungo il versante orientale di Monte Vigese, che insieme a Montovolo rappresenta il secondo geosito di rilevanza regionale presente lungo il cammino, in netto contrasto con le morfologie dolci e calanchive dei terreni argillosi delle sue pendici. Per finire, nell’ultimo tratto, il sentiero ci conduce sui suggestivi e indimenticabili Monti della Calvana, dove lasciarsi incantare dalla bellezza dei cavalli in libertà e poter anche esplorare i curiosi geositi del Rio Buti.


Vi state chiedendo cosa li rende unici? Per capirlo, date un’occhiata al censimento dei geositi della Regione Emilia-Romagna https://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/ .

Occhi aperti, quindi! Mai sottovalutare il paesaggio circostante. Potremmo perderci degli spettacoli unici della natura.


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